La cultura del saper fare

Le abilità acquisite nella lavorazione tradizionale di pride e piode, del ferro battuto, del legno, integrate con le tecniche innovative garantiscono oggi una produzione di di elevato valore.

Alla coltivazione della terra e all’allevamento del bestiame si sono sempre affiancate molte altre attività collegate alla cultura e lavorazione del legno, del ferro e della pietra, elementi che hanno sempre contraddistinto queste popolazioni. All’interno delle contrade rurali dove ancora oggi si svolge la vita delle famiglie spiccano gli ambienti di vita e lavoro come botteghe, laboratori artigianali. Abili e volenterosi questi lavoratori hanno saputo sfruttare le risorse del territorio come il suolo, l’acqua, il legno, la pietra e sviluppare conoscenze e competenze che rappresentano oggi un grande bagaglio culturale oltre che un retroterra umano e professionale da tradurre in potenzialità economiche dell’artigianato.

Le abilità acquisite nella lavorazione tradizionale di pride e piode, del ferro battuto, del legno, integrate con le tecniche innovative garantiscono oggi una produzione di di elevato valore. Questi territori sono l’espressione della creatività e laboriosità delle genti di montagna che dal poco sono riuscite a realizzare molto. Ognuno di loro è l’espressione di una tradizione economica produttiva locale che si rinnova seppure reinventata con le nuove tecnologie. Questi artigiani  sono orgogliosi di trasmettere ancora oggi il frutto del loro lavoro come la propria identità culturale.

Il legno
Ancorata a solide e antiche tradizioni è la lavorazione del legno che, inizialmente legata alla fabbricazione di oggetti di uso quotidiano, ha assunto con il tempo il carattere di una produzione di alto livello artistico, riscontrabile ancora oggi nei diversi laboratori valdimagnini. Testimonianze di questa tradizione sono raccolte nel Museo del Falegname “Tino Sana” ad Almenno S.Bartolomeo, dove sono ricreate botteghe artigianali ed interni domestici con vecchi torni, utensili, attrezzature e macchinari degli antichi mestieri popolari. Carbonèr, Boscaroi, rasghì, turnidùr, maringù… sono alcuni dei mestieri connessi all’utilizzo del legno, il materiale che, insieme alla pietra ha costituito l’ossatura dell’edilizia di tradizione. Sulle sponde del torrente Imagna sorgevano le tornerie, ma anche altrove, in assenza della grande ruota idraulica, c’era sempre il tornio a gamba per modellare basle e baslòcc, pirlì, sivlì e molti altri utensili necessari per l’economia domestica.

Il ferro
Lungo il corso del torrente Imagna, da Clanezzo fino alle sorgenti ai piedi del Resegone si sono sviluppate nel passato molte attività artigianali con mulini, folli, torni, magli a servizio dell’economia rurale del luogo. Con il maglio si producevano utensili vari come corlàss, sigur, pegassì, cortèi, moète e bernàss, come pure punte, massète, badìi e zapù nell’edilizia.

La pietra
Attraverso l’uso della pietra calcarea locale, la comunità ha lasciato una traccia riconoscibile della fatica e dell’ingegno per colonizzare le terre: sentieri, terrazzamenti, canali e fontane, case, stalle e una gran quantità di manufatti della cultura del luogo raccontano il processo di adattamento della montagna. Abili artigiani, moradùr e pecaprìde, hanno sviluppato attitudini particolari e costruito giorno per giorno un sapere frutto del loro radicamento sul territorio.

Articolo precedente
Architettura rurale della Valle Imagna
Articolo successivo
I flauti della Valle Imagna
Menu